Book crossing


Il grande divorzio
Un sogno
Autore: C.S. Lewis
Casa editrice: Jaca Book
Anno di pubblicazione: 1946
Pagine: 139
ISBN: 978-88-16-50265-9
Questo libro preziosissimo di Clive Staples Lewis è un romanzo sulla distanza, o meglio sull’Abisso, e sulla vicinanza straordinaria di Dio, che diventa Prossimità più carnosa della carne umana.
Può essere definito un capolavoro di teologia e filosofia esistenziale, con uno stile e una profondità capaci di rendere con efficacia sorprendente il mistero dell’Incarnazione grazie al mestiere di chi sa usare le parole per dipingere immagini, convinzioni e concetti finissimi. Lewis sa raccontare l’Eterno nel dettaglio; sa piegarsi “con la penna”, per scoprire l’indicibile, l’impensabile, il Presente nello scorrere del tempo umano, restituendo tutto alla verità, nuda, chiara e luminosa, ma senza forzature, senza violenza.
Hans Urs von Balthasar, teologo e presbitero, che nel Novecento ha contribuito ad edificare la Chiesa e il Regno di Dio, definì questo libro “Il capolavoro di Lewis”.
In questo piccolo romanzo l'autore immagina un pellegrinaggio simile a quello dantesco nella Divina Commedia, e tuttavia tanto differente. Intanto questo viaggio avviene in autobus e parte da un luogo che è una “selva oscura” di carattere metropolitano. L’incipit è in una grigia periferia di un'immensa città “infernale”, senza nome e identità, con una piccola folla di impazienti viaggiatori, che attendono di essere “imbarcati”. Il racconto è strutturato in prima persona. Anche in questo caso, come per la Commedia, si tratta di un viaggio dell’anima.
I personaggi della vicenda sono definiti esteriormente per descriverne le dinamiche interiori e i “tipi” della varia umanità che rappresentano.
L’autobus con il suo bizzarro carico giunge ad una piana luminosa e rigogliosa: “Avevo la sensazione di trovarmi in uno spazio amplissimo, o addirittura in una più ampia sorta di spazio, come non ne avevo mai conosciuto prima”.
I passeggeri scendono titubanti, riluttanti e sospettosi, litigiosi, infastiditi e lamentosi, per accorgersi con sconcerto di essere meno consistenti di tutto ciò che li circonda. Ogni passo che compiono è dolorosissimo, poiché anche un filo d’erba risulta essere molto più concreto e materiale di loro stessi. Lo scopo è raggiungere le montagne luminose che si stagliano nitide all’orizzonte. Occorre decidere se compiere o meno il tribolato viaggio verso le montagne. Ne vale la pena? In tanti rinunciano. Poi giungono i Consistenti: “vidi gente venirci incontro. Poiché essi erano brillanti, li scorsi quando ancora erano piuttosto lontani [...] Il suolo tremava sotto i loro passi, come se essi affondassero nella terra. [...] Vi sono sguardi, anche sulla nostra terra, in cui qualcosa che è senza età traspare persino sul volto di un bambino, e un ghigno infantile su quello di un uomo considerevolmente anziano. Qui tutto era così.”
Questi spiriti brillanti, costituiti da una procace, sfolgorante, sfacciata e armoniosa corporeità, vengono a cercare quella turba scesa dall'autobus. Per ogni passeggero c’è un Consistente inviato appositamente per condurlo e sostenerlo nel cammino verso le montagne, ovvero il Paradiso. Quanti accoglieranno quel calice? Quanti saranno tanto umili da andare avanti?
Chi di noi è tanto umile da accettare il capovolgimento di ogni fronte, il perdono implorato e accordato?
Un romanzo di 139 pagine di Grazia.
Pubblicato il 02.02.2026

